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lunedì 9 ottobre 2017

Seconda Briciola - La rimozione


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Tanti anni fa, 20 per la precisione, tenni 12 lezioni di psicologia che ritengo siano ancora attuali. Piccoli scampoli di vita condivisi con alcuni amici interessati al linguaggio dei sogni.

Ho ritrovato la trascrizione delle registrazioni curata dalla dottoressa Clara Calasso.

Vi ripropongo la SECONDA, e se l’audience  mi darà conforto pubblicherò anche le altre DIECI.

Buona lettura.









DANIELE BERNABEI





CORSO di PSICOLOGIA

1997-98




(Trascrizione a cura di CLARA CALASSO)

  





INDICE


1° Lezione
Apertura corso(14 ott.'97)                                                                                                           2° Lezione
La rimozione (21 ott.)                                                                                                                 3° Lezione
Come usare le immagini (28 ott.)                                                                                               4° Lezione
Il karma (25 nov.)                                                                                                                       5° Lezione
Il rimosso (2dic.)                                                                                                                         6° Lezione
La struttura della personalità: i complessi (9 dic.)                                                                     7° Lezione
Il Natale. Uccidere l’immagine (23 dic.)                                                                                     8° Lezione
Pragmatica esistenziale (7 genn. '98)                                                                                       9° Lezione
Il processo decisionale (13 genn.)                                                                                             10° Lezione
La proporzione (20 genn.)                                                                                                         11° Lezione
Il linguaggio delle immagini (27 genn.)                                                                                     12° Lezione
Come si evita la Costellazione del Serpente. (17 lug.)                                                         




21 ottobre 1997

2° Lezione

LA RIMOZIONE





La malattia è causata originariamente da una disfunzione di informazione, che poi si fenomenizza in una disfunzione organica funzionale o alterazione somatica. 

La psicosomatica non investe esclusivamente l’organismo in quanto corpo fisico biologico, ma anche i rapporti sociali e la capacità economica, perché lo spostamento della psiche, per quanto riguarda la patologia di un individuo, investe tutto il suo ecosistema, oltre che egli stesso. Per ‘ecosistema’ si intende tutto il reale in cui l’individuo è immerso e di cui fa parte. Per cui non può darsi una individuazione al di fuori del contesto in cui essa vive, altrimenti si avrebbe il nulla.

Questi pochi principi, sinteticamente detti, sostengono tutta l’individuazione di una persona e tutta la specie di una certa categoria di individui: uomo, formica, gorilla, albero, mondo, altri mondi, universo, più universi. Il principio è sempre lo stesso, perché ‘Universo’ (lat. unum versum) significa ‘in un solo verso’. Io posso essere solo nel mio universo, non in un altro modo: io sono così perché sono stato costituito così, non posso essere diverso. 

Universo - diverso. Poi la parola è stata utilizzata dall'astronomia che l’ha riferita all'universo (stelle, pianeti etc.), ma il primo universo è l’uomo. 

Se io non ci sono, il mondo non esiste per me: può esistere per gli altri ma non per me. 

Quindi la costituzione della realtà nasce sempre da me che esisto ed io la costruisco per come esisto; se esisto male la costruisco male e poi, grazie alla cultura corrente, imputo i miei disagi a cause esterne e vado in proiezione, cioè proietto altrove il mio male. Da questo tipo di proiezione nasce la paura, l’odio, la negatività. 
Negatività significa che nel momento in cui uno dice che l’altro è brutto lo nega alla sua presenza. Può darsi che l’altro sia brutto oppure che non lo sia, dipende da quale criterio si applica: se il criterio è quello della propria malattia, allora sei tu che sei brutto e proietti in me la tua bruttezza. Se invece il criterio applicato è quello della tua sanità allora stai nel tuo vero.

Molti si chiedono se una cosa è giusta. Questo dipende da come ognuno di noi è. Non si può cercare la giustizia fuori di sé: perché in questo modo si è già fuori in quanto si tenta di utilizzare uno strumento di misura che non è se stesso. Protagora diceva: ‘L’uomo è la misura di tutte le cose.’ Quale uomo? Ogni uomo, questo uomo. Tu, Io.

Da un punto di vista pragmatico, fattuale, si può indicare, a chi vuole, come utilizzare in modo corretto lo strumento di misura più perfetto che ci sia: sé stesso.

 Ma questo non sta scritto in nessuno libro perché ognuno è una realtà a se stante. In un corso o nei libri si possono enunciare e spiegare i principi ma poi, se uno vuole il massimo per sé deve fare una terapia: di cura, se è ammalato, o di autenticazione, se ha già raggiunto il livello di sanità biologica.
E’ come guardarsi ad uno specchio, ma per rispecchiare il proprio stato di esistenza è necessario un tecnico.

 In una consulenza  si verifica come uno è.
 Il tecnico può solo riflettere l’altro per dove non si vede, senza mettere niente di se stesso, altrimenti andrebbe in proiezione di sé sull’altro. 
E questo accade di continuo nei rapporti umani, perché quando due persone parlano, in realtà uno si proietta nell’altro e non lo vede per come è. 
Questa prassi di comunicazione proiettiva non tiene conto di messaggi che restano invisibili a chi non ha fatto adeguato training per riconoscere la comunicazione inconscia sottostante, non percepibile con i normali sensi ma solo con il proprio totale. 

Noi siamo abituati ad usare solo i cinque sensi e non tutte le altre possibilità di percezione che abbiamo, ecco perché si parla di pedagogia dell’esistenza, che vuol dire ricominciare a vivere, rinascere secondo un proprio modo.

1° Interv.: Come si intende questa cosa della proiezione? 
Se io non voglio vedere una cosa che mi dà fastidio, che per me è brutta, il primo meccanismo che va in funzione è quello della rimozione: la nascondo, la metto in un cantuccio, la chiudo in una stanza, la muro, non la vedo più. Ma questa cosa che non mi piace non è un mattone, è energia psichica che comunque non può essere imprigionata, di conseguenza si fenomenizza altrove. Se si manifesta nel corpo è di competenza medica., ma se trasferisco questa mia aggressività in un altro, quello sta male e io lo vedo brutto, perché in realtà non ho fatto altro che trasferire la mia malattia dentro di lui. Lo vedo brutto ma lo ‘sporco’ glielo ho buttato addosso io.

Nel cinema avviene la stessa cosa. (Legge da una rivista.)
“Il regista si fa espositore di una dinamica sinergica ad una dinamica collettiva....” Questo significa che il regista espone qualcosa che, anche se proprio, va bene per tutti quelli che guardano il film. “...per cui il suo prodotto è risposta ai bisogni inconsci di un determinato gruppo sociale ma altrettanto, come diceva Fellini, è tamponamento temporaneo di una necrosi progressiva che divora l’anima dell’artista.” Tutti i film di Fellini non sono altro che uno sfogo psicosomatico sulla pellicola di una sua morte dell’anima. Nel momento in cui mette questa morte sulla pellicola, egli si salva. Questo lo diceva lo stesso Fellini. “Incapace gestore della propria storia reale...” Io faccio il film perché non so gestire la mia esistenza e proietto in esso la mia morte, la necrosi della mia anima. Fellini è diventato grande perché ha incontrato un gruppo sociale che andava in compensazione della sua morte in quanto anima. “...ormai costretto, (secondo Bertolucci), a vedere la realtà solo attraverso l’obiettivo della macchina da presa, tanto che per lui, come asserisce Antonioni, fare un film è vivere.” 
Pertanto il regista è un individuo, che attraverso la sua pratica artistica, riesce a ritardare la fuoruscita dell’inevitabile malattia che già è attiva in lui. Naturalmente anche quelli che guardano il film poi stanno male. Il sabato sera non è tanto l’ecstasy che ammazza i ragazzi quanto l’intenzionalità psichica che sta all'interno delle discoteche.

2° Interv. (J): L’intenzionalità è di tutti quelli che stanno nelle discoteche stesse?.
Sì, c’è una amplificazione sinergica della intenzionalità necrotica di ciascuno.

3° Interv. (F): Quando uno esce dal cinema e si sente meglio, ne ricava una sensazione positiva, che cosa vuol dire?
Molto spesso sentirsi bene è una forma di ‘drogaggio’, per cui bisogna vedere cosa succede il giorno dopo, quanto dura il flash ipnotico del film. Le sensazioni sono diverse però bisogna osservare a posteriori che cosa accade a quella persona dopo aver visto il film. Infatti con la cinelogia si insegna ad osservare in modo disincantato, razionale e senza emozioni il film all’interno dell’intenzionalità che l’ha generato, il DNA psichico del regista, del soggettista, di tutti gli attori, in modo tale da non farsi prendere, se è negativo, oppure da utilizzarlo, se positivo. Il criterio di critica non è secondo dei parametri culturali esterni ma secondo il modo in cui le mie cellule vedono quel film, ossia come io reagisco a quelle immagini. Il film è l’occasione per esemplificare come le immagini catturano ma noi filmiamo la realtà tutto il giorno, quindi c’è anche una proiezione interna. 

Quando io guardo voi, non faccio altro che proiettare dentro di me una realtà e, secondo come la osservo, io misuro il reale che mi impatta.
 Se non ho la percezione esatta di me e del reale che mi incontra, in me si crea necessariamente uno squilibrio. Però se sto male vuol dire che sono stato distolto da pensieri che non avevano nessuna relazione con la misurazione continua della realtà che mi incontra: sono stato preso da uno più forte di me. C’è sempre una colpa, non è possibile che uno sia solamente vittima innocente: il fatto stesso di mettersi sulla croce, lo fa colpevole.

Poi c’è l’aggressione contro la positività. Se uno sta facendo una cosa buona per sé, da qualche parte gli arriva l’invidia che è mamma di tutte le cattiverie. 
Per difendersi da questo bisogna saper cogliere le variazioni del nostro corpo e le immagini che le causano: l’immagine è alfabeto dell’energia.

 Quando si coglie la variazione corporea siamo ancora in una situazione di reversibilità. ‘Reversibilità’ significa che, se incontro quella immagine, quella pulsione, quella intenzione, quel modo che non è conforme a me e me ne accorgo prima, posso variare la mia azione e fare un’altra cosa. 
Se non lo faccio casco nel baratro, scivolo nel fosso, mi faccio male.

Supponiamo che uno in buona fede faccia un’azione sbagliata: va al lavoro (bisogna lavorare non è una cosa che si può evitare), ma il modo in cui si pone è contrario al modo in cui è, l’intenzionalità è contro natura.
 La sfera sinergica di tutto il suo DNA informatico gli manda tutta una serie di informazioni che sono come degli avvertimenti. Se la persona non le coglie o non le segue, gli accade un incidente o qualcosa per cui poi è costretto ad interrompere la sua coazione a ripetere per un certo periodo di giorni e a riflettere.

Abbiamo detto che ci può essere una forma di proiezione nel modo come io vedo l’altro e una in ciò che io proietto di me negli altri. Facciamo l’ipotesi che io dica: “Fate le cose che sono utili per voi.” 
Da un punto di vista di natura questo non è attaccabile, ma c’è una credenza che dice: “No, ti devi sacrificare per gli altri perché solo sacrificandoti e soffrendo in questa terra, potrai meritare poi la salvezza eterna.” 
E questo non si può dimostrare, bisogna crederci a tutti i costi, anche se è contro natura perché poi la cellula a cui viene applicato il principio del sacrificio ti fa star male. Poi c’è la giustificazione razionale: “Sto male perché poi Dio mi premierà per le mie sofferenze.” Ma questo non l’ha mai dimostrato nessuno! 

Quando io parlo di scienza è perché do la dimostrazione che se uno segue questo principio sta bene, sia col sistema, sia con la religione, sia con se stesso, perché ci sono delle tecniche che, applicate, funzionano e salvano l’uomo dall'impatto con il reale, anche se questo è ostile, alla sua sanità. 

La cultura corrente, dal positivismo in poi, ha relegato nel ghetto del non dimostrabile tutta la conoscenza millenaria dell’uomo, perché non ci sono strumenti scientifici per dimostrarla, noi invece li abbiamo questi strumenti.
 Non è un procedimento matematico ma razionale. Si stabilisce un principio, quello dell’utilità e della funzionalità:. “Come stai?” “Male.” lo applichiamo: “E adesso come stai?” “Bene.” Ha funzionato! La dimostrazione è questa.

Per ‘criterio scientifico’ si intende la conformità ad un procedere razionale per dimostrare un fenomeno cui sono precessive delle cause o sono successivi degli obiettivi, che poi sarebbe il principio finalistico o quello causale. 

Se questo procedere non è applicabile alla realtà osservata, allora tale realtà non è scientifica. E’ la realtà che non è scientifica, non il criterio. 
E’ come voler misurare il volume dell’acqua che sta dentro un vaso, avendo a disposizione solo il metro. 
La misurazione dell’uomo, secondo la psicologia corrente, che deriva dal fisicalismo e dal comportamentismo, si può fare solo per ciò che manifestiamo visibile osservabile ai nostri sensi e pertanto misurabile in termini quantitativi, oppure qualitativi ma dopo essere passati sotto il criterio quantitativo, che sarebbero le scale psicosemantiche.

Esiste però un altro modo di intendere la scienza, che poi è quello corrispondente al significato etimologico della parola: “La scienza è il sapere, il conoscere, lo stare insieme con l’azione che io compio”, quindi io misuro continuamente le azioni che compio. Scienza = secum scire. In filosofia è il cosiddetto atto autoriflessivo di autoevidenza. 

Vediamo ora che cosa è la scienza convenzionale e che cosa è la scienza dell’uomo.
Il criterio convenzionale è condiviso da più persone ma non necessariamente da tutta l’umanità; quello che insegniamo qui, a livello razionale non è condiviso da tutta l’umanità ma da un punto di vista naturale è essenziale, cioè fa parte dell’umanità stessa, è dentro ognuno di noi. Questo criterio si chiama anche DNA psichico.

Una volta che si beve di questa acqua, si ha sempre più sete. Ma questa non è una dipendenza mortale bensì vitale: io sono dipendente dal mio voler star bene. Poi posso anche prendere l’influenza ma quello non un grosso problema perché le malattie acute non hanno mai una valenza così grave come quella delle malattie croniche.

 Le malattie croniche sono il risultato di una rimozione avvenuta nell’infanzia che poi si fissa psicosomaticamente per tutta la vita: possono essere malattie della pelle, bronchiti, asma, ma sempre croniche. Quando uno assume la veste dell’eroe, che non è più la rimozione ma l’aderenza ad uno stereotipo sociale condiviso da molti, per cui la sofferenza dà il primato, allora si dà una malattia più grave. ‘Cronico’ vuol dire che si è fissato nel tempo; la rimozione è un fissato nel tempo passato.

 La malattia cronica è l’esposizione continua di una rimozione in atto.

Dom. (F): Ogni volta che ognuno di noi sente che è meglio prendere una decisione rispetto ad un altra, anche se la scelta non è tanto etica rispetto alla morale corrente, vuol dire che è in linea con il proprio intimo? 
Certo. Bisogna usare la doppia morale cioè vedere se si può attuare quello che si vuol fare, perché è utile per sé, in base a due criteri: 1) se non ci sono sanzioni, cioè il sistema non reagisce, 2) se non si lede lo spazio di esistenza di altri. Il criterio è momento per momento nel qui e adesso. 

La rimozione è sempre legata ad una grande paura o ad un sentimento di colpa, di sporcizia, di peccato, legata all’idea di aver fatto una cosa impura.

 Questo accade quando si è piccoli, poi quell’episodio viene messo in un cantone all’oscuro e non si ricorda più, in modo cosciente.

 In ognuno di noi c’è un conscio, un preconscio, che è quello che viene fuori nei sogni, ed un inconscio vero, al quale è impossibile arrivare se non dopo un lungo e faticoso peregrinare in luoghi strani impraticabili e pericolosi.

 La rimozione è sempre legata ad un fatto banale, stupido, nato in una occasione strana, quando si è bambini, ed è legata quasi sempre al sesso. “Queste cose non si fanno qui! Gesù ti vede! Sei un porco!” Castrazione psichica! E così poi al bambino viene qualcosa, impotenza, varicocele etc., ma quel fatto non lo ricorderà mai! Perché quando la suora o la zia lo hanno chiamato ‘zozzone,’ gli hanno impedito la funzionalità di organo in quel momento: la fenomenizzazione (l’impotenza funzionale) avverrà nel momento in cui la funzione dovrà essere attivata, ma l’handicap è stato attivato in quel momento. 

La rimozione consiste nel fatto che un episodio, di per sé stupido e banale, assume per il bambino una importanza così grande, così forte da impedirgli una funzionalità di vita tanto alta come quella della procreazione; poi l’immagine viene totalmente rimossa, viene messa nell’inconscio ed è impossibile ricordarla, perché associata ad un sentimento di colpa (sei andato contro quello che dice la scuola o il catechismo etc.), di sporco(sei uno zozzone, perché questo è un luogo di Dio) o di paura (Dio mi vede). Questi tre fattori impediscono il ricordo di quel fatto, non per se stesso ma per il sentimento di sporco ad esso collegato: è questo che relega nell’inconscio quel fatto, quell’episodio. Però la forza vitale, l’energia genitale, il piacere di vita, anche se impedito in modo inconscio, da qualche parte deve venire fuori, e allora può manifestarsi attraverso una forma di acne al mento o qualche altra forma di malattia cronica.

Attraverso il linguaggio si possono manipolare le persone ma se uno conosce la lettura delle immagini e del campo psichico questa manipolazione è impossibile.

Come si fa? Bisogna andare a scuola di immagini, qualunque immagine sensoria, corporea, perché prima si comincia dal corpo: è impossibile andare sull’immagine psichica se uno non ha la totalità dell’organismico.

 ‘Organismico’ significa il corpo fisico in quello vitale. Un cadavere è un corpo, ma un corpo che non è un cadavere ha qualcosa in più, ha la vita. E questa esiste solo se c’è un corpo che ha vita, perché da sola non può esistere, è necessario un corpo che si muove, che faccia qualcosa anche se sbagliata: quello è un corpo vitale.

 Allora il campo eterico è la rappresentazione di un corpo che è vivo: non un corpo che fa le cose giuste, ma solo che è vivente, in senso biologico e non psicologico. Una macchina senza benzina o motore non è una macchina, è un rottame, è cadavere. Ecco che cosa è il corpo eterico. 

4°Interv. (M.): E in relazione al cibo?
In relazione al cibo, il corpo eterico ha una sopravvivenza superiore a quella del corpo fisico, cioè non muore insieme al corpo fisico, ha una energia radiante che si esaurisce nell’arco di due o tre giorni, va scemando. Si sente anche dal sapore: un cibo con i conservanti ha un sapore diverso anche se i principi attivi sono gli stessi.

Torniamo alle immagini. Non è difficile leggere le immagini ma è difficilissimo porsi continuamente in uno stato esistenziale che ci permetta di coglierle. E se uno non riesce a coglierle, le sconta con la malattia, con l’insuccesso etc. C’è una messaggistica continua che ci dice che cosa sta accadendo e non è necessario ricorrere alla palla di vetro, la quale non fa altro che confermare l’ignoranza del nostro presente, per cui abbiamo bisogno di chi ci legge il nostro futuro in quanto già programmato dal passato.

 E il presente, se non si vive, nel momento in cui si vive, non è più presente ma è sempre passato perché si vive in proiezione nel passato. Ecco la proiezione. Infatti uno non solo può proiettare ma anche essere proiettato.

In realtà il passato, il presente e il futuro non hanno consistenza in sé ma sono esclusivamente una creazione psicologica per determinare sequenze di fatti che apparentemente appartengono ad eventi temporali diversi. 

Ma se il concetto “Brutto zozzone queste cose non le puoi fare” non è stato coscientizzato, allora quella è una cosa ancora attiva, quindi quel passato è attivo anche adesso e se uno non riesce a rimuovere questa rimozione, il suo futuro sarà sempre ipotecato da un evento passato. 
Ma ripeto ancora: uno non se ne accorge
Per un bambino piccolo rubare la marmellata è come aver silurato una nave, è una colpa enorme ma viene provocata dalla proiezione dell’adulto: quindi nel bambino viene proiettata la colpa dell’adulto.

 E questa è la vera reincarnazione.

Per immagine però non si intende una fotografia ma una sensazione che agisce. (Immagine’ lat.: in me agit).

5°Interv. (J): Si potrebbe chiamare causa invece che immagine?
No. Perché l’immagine è sempre la evidenziazione di una causa precedente senza immagine.
 L’immagine è l’alfabeto, la sintassi, la grammatica, il linguaggio di comunicazione, ma non è la causa. Denuncia la causa ma non è la causa, denuncia l’emittente ma non è causa: denuncia la stazione trasmittente perché quella immagine ha una certa frequenza. 

Da come si presenta l’immagine, si può anche individuare l’emittente. 

Denunciare l’emittente significa che se mi arriva una frequenza, una certa immagine, io posso risalire a chi l’ha mandata: alla persona, alla situazione, al gruppo: nome, cognome, indirizzo. Lo dice proprio, ma in modo criptico, nascosto, codificato, cifrato, perché c’è la rimozione! 

Allora questo messaggio, per arrivare alla coscienza, viene un po’ modificato altrimenti non arriverebbe, per via di un altro meccanismo che si chiama censura. 

Dom. (C): Anche qualcuno dei classici parla di una cancellazione come rimozione che deve essere ripercorsa, quindi crea un salto.
Sì, ma lo dice anche il cristianesimo, o altre religioni, che Dio si manifesta sempre, non si può impedire la sua manifestazione. Quindi anche nella malattia c’è sempre la parola di Dio (il dio ateo della Natura Umana). 

La malattia è generata da DNA psichico, il quale ha bisogno dell’aiuto del Dio, della nostra storia per poter diventare storia, altrimenti rimane semplicemente immagine.

 E se io non do azione a questa immagine, quell’amore non vissuto può diventare cirrosi, poi uno ci beve sopra e così lo giustifica. Oppure viene un’ulcera: “Quanto volevo bene alla mamma, ma non mi ha mai amato! Vorrei mangiarla d’amore però non ci riesco, allora mi mangio io e mi viene il mal di stomaco.” Anche l’artrite più o meno è la stessa cosa.

La piovra che cosa è? La mafia da che cosa è rappresentata? Dalla cupola, la grande madre. E’ preciso o no? (Rivolge la domanda  ad una  ben selezionata persona che risponde di sì.). 
Diagnosi fatta in dieci secondi di una psicologia di possibile attivazione tanatica, la matrice riflessa. E’ preciso. Funziona? E’ così? (La persona annuisce.) L’assenso detto in quel modo significa che è stata centrata la diagnosi.
(Una persona dice che ha mal di stomaco da quando si è messa in macchina per recarsi al corso.)
Vado a questi incontri, vedo certe cose e mi sento male. Meno male! Perché in quel momento si evidenzia in modo icastico, inequivocabile ed immediato il principio secondo cui uno si può ammalare. Questo principio è il DNA, c’è una informazione che si fenomenizza come un disturbo, quindi nel corpo c’è lo spostamento di una informazione.

Daniele Bernabei