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martedì 2 agosto 2016

La Quarta Via


Questo blog è come scrivere i capitoli di un libro, per cui è opportuno, per poter capire il contenuto di un certo post, leggersi i post che lo precedono, altrimenti alcuni argomenti potrebbero risultare incomprensibili. Chiedo al cortese lettore di essere paziente e di spendere un po' del suo tempo per condividere con me i suoi commenti e le sue critiche, affinché mi aiuti a migliorare i concetti, il lessico, l'esposizione. 

Un sentito e cordiale grazie.
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 Propongo la lettura di una lezione che tenni quasi 20 anni fa: la  sbobinatura (trascrizione di una registrazione) dove i nomi sono stati velati, per questione di riservatezza.


Peter D. Ouspensky




LA QUARTA VIA
Lezione del 1 aprile 2001

Dott. Daniele Bernabei
Psicologo – Psicoterapeuta

Stasera parliamo dei tre tipi di uomo che stanno nel sonno e dei quattro tipi di uomo che sono usciti dal sonno. E del perché esistono certi tipi di scuola. 

Introduciamo qui la legge della triade del campo psichico per poi arrivare, la prossima volta, alla legge universale  del campo e dello spazio cosmico.

Vero nemico di queste scienze è il fiscalismo, cioè quella abitudine a dare spiegazioni del mondo attraverso la fisica piuttosto che attraverso la filosofia, la psicologia, la teologia…Le scienze dell’uomo. La fisica non è scienza umanistica, bensì scienza meccanica. Utilissima dunque per spiegare il funzionamento delle macchine, ma inadatta a spiegare l’uomo e a curarlo.    
                                                               
Prendendo spunto dalla lettura del libro di Peter D. Ouspensky “La quarta via” dove l'autore riporta anche gli insegnamenti del suo maestro George Gurdjieff..

Stasera operiamo una divisione tra chi è addormentato e chi è sveglio.

Esistono diversi tipi di scuola. Questo che tipo di scuola è?
A: Una scuola viva.
D: d’accordo ma che tipo di scuola è? sul capire, comprendere o sul fare? Sul fare. Quindi durante questo incontro andremo a verificare se abbiamo fatto bene oppure no, ma  non in relazione ad un principio, ad una religione, ad una fede, bensì in relazione a noi stessi. La verifica si effettua attraverso l’analisi dei sogni, delle immagini e del campo eterico. Riuscire a vedere quest’ultimo non è facile, serve allenamento e uno stato di sanità armonico.

“L’Uomo, in relazione alle funzioni e agli stati di consapevolezza,  e dal punto di vista della sua possibile evoluzione è diviso in sette categorie” - qui l’autore non dice che l’uomo può essere osservato secondo varie categorie: indica una condizione definita. Incontriamo la legge del sette.

   “Le persone nascono soltanto in una delle prime tre categorie”: dentro di noi vige la legge  del tre,  unificata in un genoma unico.
Che significa?

 Secondo Gurdijeff, una persona in cui predomina la funzione istintiva o motoria, e nella quale le funzioni intellettuali  ed emozionali sono meno sviluppate,  è chiamata “uomo numero uno”. Si tratta di un uomo che è totalmente inconscio a se stesso.

Lì dove invece la funzione emozionale predomina sulle altre funzioni, abbiamo “l’uomo numero due”. E’ il caso di quando, ad esempio, siamo arrabbiati senza saperne il perché,   e ce la prendiamo con qualcuno, con qualcosa o con noi stessi.  Non si tratta di emozioni in grado di consentire la visione di un intero da un punto di vista  estetico, ma della formalizzazione somatica del campo psichico non realizzato a livello intellettuale o intellettivo.

 Se invece predomina la funzione intellettuale, abbiamo “l’uomo numero tre”, quello che avverte qualcosa dentro, e che si sforza di comprenderlo attraverso un percorso razionale seguendo modelli esterni. Il problema non si risolve, però, perché lo stato emozionale rimane non coscientizzato.  

   Oltre questi tre tipi di uomo c’è “l’uomo numero quattro”, caratterizzato principalmente da un mutamento nella consapevolezza e nella capacità di osservare: sopraggiunge una maggiore introspezione, uno stato di disincanto, di presa di distanze da quella schizofrenia (l’incantesimo) che rapisce coinvolgendo la persona fino a farla uscire da sè, proiettandola in una dimensione che è aliena, che non è la propria. Parliamo di “incubazione aliena nel suo aspetto acustico” a proposito di un certo tipo di musica  che, ascoltata e introiettata, ci spinge fuori.

   “L’uomo numero 5” ha già sviluppato in  sè stesso il terzo stato di consapevolezza, cioè la consapevolezza di sè in cui agisce la funzione emozionale superiore, la suddetta percezione di campo semantico prima che diventi emozione organica. Quest’uomo è quindi in grado di percepire e catturare l’immagine prima che si psicosomatizzi.

 L’esperimento eseguito nell’incontro scorso sulla percezione istantanea dell’immagine non è la fotografia di  uno stereotipo, ma l’istantanea di come si sta muovendo l’azione adesso.

“L’uomo numero 6”, infine, è quello in cui opera la funzione intellettuale superiore ma manca di piena consapevolezza obiettiva.

Alcuni interventi.
 D.:.In base ad alcune domande che porrò eseguiremo una separazione tra “gli svegli” e “i dormienti” : non conta il contenuto della risposta, ma il modo esposto.
Che cosa è “la piena consapevolezza obiettiva”?
A. si metta subito da questa parte perché non sta dormendo. Non è necessario che parli, lo si evince dalla prossemica .
G.:  significa che sono  cosciente di ciò che  faccio  e tengo bene in mente qual è l’oggetto su cui rivolgo la mia azione.
D: hai detto giusto. E com’è questo oggetto,  e com’è questa mente?
G:  è sveglia,  è proiettata verso l’oggetto.
G.A : non fare proiezione.
D: Il non fare qualcosa ne implica invece un’altra che deve essere fatta. La spiegazione, o meglio, la descrizione di che cosa è la piena consapevolezza oggettiva deve assumere la forma di  asserzione piuttosto che di negazione di qualcosa che non deve essere fatto.

Potrei dire anche di non voler mangiare una torta salata nel momento in cui ho sete, e che ci sono dei topi sopra, ma per il fatto stesso di averla indicata, la sto mangiando (ogni negazione implica sempre una sua precedente affermazione).
Intervento: Avere
D:Avere già è sbagliato: essere.
Intervento: Una piena consapevolezza, secondo me, deriva da non avanzare difese o proiezioni, e dall’aver interiorizzato un’oggettività.
G.: Avere la visione d’insieme, avere un’immagine vederla tutta.
D:  Avere un’immagine e vederla tutta, ossia?
A.: Sapere di esistere qui e adesso.
D:  Questo è stato detto mille volte; mi devi dire il perché. Io parlo di una conoscenza fisica, non mentale: dici bene ma lo chiedi a me.
A: Non lo chiedo ma cerco di indicare la differenza per me……
D : Hai provato tante volte a farlo. E allora?
A.: penso
D: “Penso” è già sbagliato, “credo” è già sbagliato.
A.: : Comprendere l’oggetto, farne parte.
D: Se ne sei parte già sei una parte
G.: Per me  le chiacchiere non servono: è l’azione.
D: per poter però formalizzare un’azione ci deve essere un progetto
F.: Il progetto l’ho già interiorizzato reagendo.

Altri interventi.
La piena consapevolezza di sé è innanzitutto nel capire
D: Se tu cerchi di capire già stai fuori: il capire implica di essere già andati a scuola. L’aspetto evolutivo della piena consapevolezza di sè non è quindi un fatto di “capire” ma è un fatto di “essere”,  come?
G.: come la natura ti ha progettato
D: d’accordo e come mi ha progettato la natura?
G.: secondo la costante H (“H” sta per Homo, ossia ciò che mi caratterizza proprio come vivente uomo)
D: esatto, e la costante H che cosa mi dice?
G.: che sono un progetto
D: si ma che dice questo progetto?
G: come mi devo comportare.
D: e come ti dice che ti devi comportare?
G: attraverso le immagini
D : e come le devi usare queste immagini?
G.. per agire a proprio vantaggio.
D: e come fai a capire se è a proprio vantaggio oppure no?
G: se sono biologiche
D: esatto, e come fai a sapere se sono biologiche?
G.: dal tipo di immagine
D: e questo tipo di immagine , che caratteristiche deve avere?
G.: la natura, immagini biologiche.Tutto ciò che riguarda l’uomo, ciò che non è meccanica.
D: E gli animali no?
G.: anche gli animali perché fanno parte degli istinti.
D.: :no

La piena consapevolezza di sé la si ha quando la mente è senza oggetto: se io sono l’oggetto, l’oggetto non esiste più. Io sono te - questa è la dimensione dell’intuizione - , io entro dentro il come di quella cosa che si muove nel momento in cui so di consaperla (sapere insieme con). Io so come si muove quell’oggetto e nel momento in cui lo so quello non è più l’oggetto, sono io. L’io è immanente all’oggetto stesso, ed è quindi senza oggetto. Insomma, tu non sei più l’oggetto perché non ti devo capire: tu sei me.

     Se vogliamo andare a cercare le monete romane ci serve un metal detector migliore di quelli usati da chi ci ha preceduto. Il costo della scuola deve essere in funzione alla profondità della conoscenza che eroga: per riceverla ci vuole un  grandissimo sforzo, una super applicazione. Bisogna essere  ben svegli, quindi la giornata deve durare 48 ore: 24 ore  come persona normale e 24 ore come persona sveglia. Dovete quindi “fare un 48”, perché nel ’48 in Italia è successa una rivoluzione. Dovete fare la rivoluzione.

Riflettete sulle caratteristiche di queste categorie di uomo:  sette categorie di uomo, sette note, sette mari, sette colli, il magico numero sette di Roma (è un piccolo libricino), i sette momenti della leadership, i sette momenti della psicoterapia, il settimo momento del controllo delle resistenze (l’individuazione del chi causale).Cosa le accomuna? Tra il 1,2,3, prima di tutto, il sonno. Potrebbe anche trattarsi della stessa persona in momenti diversi.

Seconda parte

Il vettore esistenziale mi indica dove andare. Non solo se devo andare a Torino o a Napoli: mi dice chi devo essere e me lo dice con una immagine. E non indica semplicemente la città, ma la casa, le persone l’arredamento, il giardino, le piante, i frutti, gli amici, l’automobile in garage, mi dice se è rotta oppure no, mi dice tante altre cose.

 Mi indica la casa, non mi dice “binario”. “Binario” me lo dice quando ho un rapporto di coppia sbagliato: non necessariamente  maschio-femmina,  può essere tra soci, insegnante-alunno, amico-amico, cane-padrone, pesce rosso-gatto… Sempre questa relazione, quindi l’elemento  neutralizzante, un muoversi verso A (o muoversi verso B) è quello che discrimina l’azione.

 E’un discorso difficile: noi siamo caratterizzati da forze equivalenti contrapposte: l’equilibrio (campo psichico) può esser modificato dall’ingerenza di un ulteriore vettore (la morale, ad esempio. Essa trasmette “valori universali” da applicare impersonalmente)

Rivolto a G.: tu, se non sei vestita di tutto punto, non esci? Perché?
Risposta (non si sente bene).

Quindi c’è una forza che dice: per te ciò che conta è il tuo aspetto come abito, come vestirsi; ma la stessa forza neutralizza la spinta che dice: quello che conta per te è il tuo aspetto interno piuttosto che quello esterno. Quindi il tuo valore preponderante - e di cui non puoi fare a meno – è relativo a una cosa che non serve. Però, per te, è la cosa più importante.

Ora io ti ho mandato un vettore che annulla tutto questo: infatti il valore di ciò che tu stai facendo qui potrebbe superare anche quello dell’estetica di abito. Saresti disposta a metterti una cerata gialla pur di starci a sentire?
G: devo fare uno sforzo
.
Ci vuole un tuo sforzo. Dopodiché,  se per fare questo, per provare, vedere, ascoltare, sentire, percepire il calore della terra o il sapore della rugiada, oltre che indossare la cerata gialla ti vien detto di togliere le scarpe e camminare scalza sul prato bagnato, di fare il “water walking” (esperienza che si fa ad aprile/maggio sui prati di montagna), i piedi se la godranno talmente da diventare così morbidi da non permettere a nessuno spino di perforare la pelle. Non per resistenza, ma per morbidezza: il piede diventa leggero.

 Questa scuola  manda in crisi certi tuoi valori, validi solo per certi aspetti ( di commercio, di immagine o di public relations). L’esempio di cui sopra va praticato negli affari, nella scelta dei  partners, del lavoro,  dei soci… Nei contatti.

Allora, quando dico che rispettando le tue coordinate “ne perdi uno e ne guadagni dieci”, intendo che se  perdi un adulto madre negativo, guadagni 10 soci produttivi; se perdi una persona che sta a ruota sessuale, ne guadagni 10 che sono la ruota della fortuna.

 L’aspetto sessuale, e lo vedremo più avanti,  c’entra sempre nella perdita esistenziale: vissuto o non vissuto, sublimato o meccanicizzato…Ma la sublimazione non va confusa con la compensazione.
Questa è connessa con lo stato del nostro essere, con lo stato della nostra consapevolezza.
    In parecchi casi nei quali non la vediamo adesso, in un altro stato, ne saremmo consci.

Possiamo trovare esempi di “terza forza” nel comune studio scientifico (p. es. in chimica e in biologia), possiamo trovarne la necessità nella creazione di eventi e fenomeni (p. es. quando c’è una reazione chimica subentra una terza forza che neutralizza entrambi i componenti e ne crea un terzo). Nel caso di un catalizzatore tra rame e stagno: il rame cessa di essere rame e lo stagno cessa di essere stagno. Diventano bronzo.
Una valenza atomica permette, secondo una determinata legge, la combinazione di diversi elementi. La fusione unifica lo stato. Di questo siamo consapevoli.
 Ora, quando due persone si mettono insieme  e si verifica un certo tipo di calore, c’è fusione? E se c’è, tra l’individuo-stagno e l’individuo-rame che succede? Cosa diventano?

G.. Diventano un altro elemento.
D: si ma è bronzo o è ottone?
A. : ottone
Stagno e  rame danno l’ottone? Attenzione:la comunicazione si muove su vari livelli: posso indicare il principio esatto pur asserendo una falsità.
Il principio è giusto se nasce da una conoscenza verificata.

A.: la prima cosa che ho pensato è stato ottone, ma quando hai nominato il bronzo io ho pensato di aver sbagliato.
D: ho fatto una verifica adesso.

 Supponiamo che abbia detto la verità: si fa una lega. Una volta che il bronzo o l’ottone sono stati fatti,  è possibile ritornare allo stagno o al rame? No, perché ho realizzato un altro composto. Se io mischio il blu con il giallo e ottengo il verde, posso poi togliere dal verde il blu e il giallo? Posso operare favorevolmente con lo spettroscopio, lavorando sulla immagine, ma non posso scindere il colore sulla tela: si tratta di processi irreversibili nei quali una forza impedisce il ritorno.

   Ma ciò che è irreversibile nella materia è sempre reversibile in  immagine ed energia: il colore malriuscito può infatti essere rimiscelato grazie alla mia abilità mentale.
  Purtroppo la nostra morale neutralizza questo principio divino –  nella santissima trinità io sono il padre, l’oggetto è il figlio, e lo spirito santo è ciò che fa diventare figlio il padre e  padre il figlio: un processo di “consustanziazione” (cum-sustantia = sono della stessa sostanza), più che di “transustanziazione”. Infatti Dio, una sola sostanza, si manifesta in tre persone.

Siamo entrati nella sfera del sacro. Sacro che cosa significa. ?
P: celato.
D: si
Profano significa che si manifesta. Sacro, segreto, viene da secretum, che è nascosto, ma solo per chi non sa.


Secondo Gurdijeff, si danno tre vie create in corrispondenza alla divisione dell’uomo in uomo 1, 2 e 3.
     La prima via, lunga e difficile,  è quella del fachiro, il quale lavora sul proprio corpo per vincere il dolore fisico. Un po’ come il percorso di chi si sottopone alle “cure” della medicina tradizionale, tra flebo, iniziazioni e sperimentazioni varie.
     La seconda via, più breve e sicura, è quella del monaco. Essa richiede determinate condizioni, tra le quali, essenzialmente, la fede.
     La terza via, quella della conoscenza e della consapevolezza, è quella dello yogi.

 Quando parlo delle tre vie parlo di tre principi. Quando parlo di  yogi , intendo  due tipi di yoga:   il lavoro  per conoscere un nuovo modo di pensare, e il lavoro sull’essere della consapevolezza.

Il fachiro è un uomo “numero uno”,  con un forte predominio del centro istintivo motorio.
Un pò la strada che iniziata da Buddha, ma poi da lui abbandonata perché insufficiente

Il monaco è un uomo dal centro emozionale molto sviluppato a scapito degli altri centri: egli è in grado di provare l’estasi (rappresentata dal rosone in fondo all’abside attraverso cui arriva il raggio di luce concentrato)…Una condizione in cui il centro intellettivo, la corteccia cerebrale, riceve il flusso sanguigno a livello basso per via  dello schiacciamento delle vertebre dovuto a una certa postura prolungata (basta provare a mandare la testa indietro, per sentire lo sforzo della gola e del collo, una condizione che determina una condizione di minor consapevolezza).

La “quarta via” è una strada speciale, e non è in combinazione con le altre tre. Il primo requisito per percorrerla sta nella necessità costante di rifiutare  quella forma pigra di metter da parte il pensiero che è la credenza, quindi, sta nel verificare.

Per poter verificare sempre è necessario essere sempre svegli.

L’uomo che percorre la quarta via non può seguirne altre: essa richiede più tempo, ma può essere la più breve perché in  essa entra maggior conoscenza. Potremmo chiamarla “la strada del furbacchione”, in quanto il furbacchione ha conoscenza delle tre strade tradizionali, ma ne sa di più. Egli  è tris magister, maestro a se stesso.
           
Che cosa intendete voi per furbizia? L’obliquità che  significa “la doppia morale”, il non andare mai dritto sulle cose ma di traverso: farlo dire a lui, chiamare il fabbro per aprire la porta bloccata… Non andare dritto. Insomma, se vuoi essere dritto, vai storto; se  sei un dritto, non andare mai  diritto: vai storto allo scopo.

La “quarta via” richiede comprensione, sforzi, e una preparazione adeguata. Per capire se quella presa è la strada giusta, bisogna verificare guardando ai risultati (la salute, gli affari..): se accadono accidenti o incidenti.
Allora, bisogna fare attenzione e stare svegli. Basta un solo pensiero accidentale, o trasversale, per piombare nel sonno.
G : io ho avuto un incidente.
D: questo è di famiglia. Oggi l’incidente più grosso ce l’ha avuto tua sorella, a te è andata bene.
G.: Ho rotto la macchina
D: Significa che non dovevi andare dove stavi andando.
G.: stavo tornando
D:  bisogna vedere da dove tornavi
G.: dalla montagna
D: Oggi mi hai detto che saresti andata lo stesso. Mi hai chiamato, oggi, e io che t’ho detto?
G.: va bene.

La teoria degli accidenti è semplicissima: essi accadono soltanto quando il posto è vuoto.
Significa che tu non sei presente  a te stessa.
Se il posto è occupato non può accadere niente.

    Per poter stare svegli dovete dormire sempre soli, e prima di addormentarvi dovete pensare: questo posto è mio non può entrare nessuno. Fate un uovo psichico di energia, cioè diventate proprio padroni del vostro posto.


Solamente attraverso una scuola che  indica come fare affinché gli accidenti interni cessino in noi saremo più liberi da quelli esterni  
Attenzione: vado a scuola, ma non imparo il latino per il semplice fatto di esserci andato: vado a scuola e devo studiare il latino. Lì mi dicono quello che devo studiare.
.
In psicoterapia, durante il controllo degli accidenti, quanto più forte è la rimonta delle resistenze, tanto maggiori sono gli accidenti  che capitano

Nelle tre dimensioni della psicosomatica (biologica, economica e sociale, n.d.r.), qualunque recupero o rimonta  delle resistenze si psicosomatizza come accadimento di incidenti o di accidenti  ossia di situazioni non volute dalla persona che vengono esperite come cause esterne.
 Vale il principio secondo il quale più un individuo tiene sotto controllo gli accidenti interni, tanto meno verrà sottoposto agli accidenti esterni. La scuola dà la possibilità a chi segue di costruirsi  una casa (fisica e, prima ancora, metafisica). Ognuno è architetto della propria dimora . Vi ricordo che, nei sogni, la casa rappresenta la situazione esistenziale del soggetto.

La teoria dei sistemi ci insegna che, in una data situazione, è sempre necessario un intervento esterno affinché divenga possibile un cambiamento.
Esistono libri in cui sono scritti profondissimi insegnamenti: la gente può leggerli e non ricavarne grandi vantaggi perché manca il controllo dell’intervento esterno, quello che una (valida) scuola fornisce. Con i libri si corre il rischio di andare in proiezione e di autoilludersi.

Per entrare in un certo livello di conoscenza è necessario attraversare una fase di shock, quella che consente agli accidenti di riempire il vuoto che creiamo in noi stessi. Siamo noi stessi (il nostro in sé ontico) a rendere visibile platealmente questo errore facendolo accadere come incidente, qualcosa che è impossibile sfugga all’attenzione, un richiamo forte.

L’incidente è l’accidente che ha la massima esposizione ed è impossibile non vederlo.

G. dice di aver tamponato un’auto.
D: quindi non hai rispettato la distanza di sicurezza….
Gli accidenti possono entrare solo se nella nostra esistenza c’è un vuoto, un vuoto di conoscenza, di esistenza e di attenzione. L’attenzione avrebbe impedito la collisione, quel “ledersi insieme”, “rovinarsi insieme”(anche chi ti stava davanti ha la sua colpa). Tu che hai tamponato hai la colpa maggiore.
Continua la seduta e G. dice che era con i bambini e con una persona che D. le aveva già precedentemente sconsigliato di vedere, e di aver ricevuto un messaggio dalla sorella oggi assente per impegni sconsigliati da D.
G. racconta un sogno.
Emerge la necessità per lei di uccidere i figli come immagine e prenderli come persone, di evitare un certo tipo di amicizie invece coltivate e ricercate  per una convinzione acquisita, per via di una morale impropria.
D.: Un’amicizia sbagliata, una affettività, se diventa un rapporto vampirico, può annullare tanto buon lavoro fatto su se stessi. Chi viene vampirizzato avverte nell’immediato come una specie di piacere: si sente buono, si sente caritatevole, si sente simpatico, gli piace quel sorriso, quell’attenzione. Però dopo la sconta.


Indicazioni dopo la seduta con una persona.
Abitudini e abiti sono la stessa cosa. Lo shock per lei è venire vestita male.
Si fa il gioco della visualizzzazione.                        

D.: Chi ha visto il cigno? Il cigno è l’abito. Il cigno sta da solo.

Tutti gli istinti sono erotici.

La maschera sono gli abiti. L’arco, il ponte, Lo shock sarebbe questo, significa che tu devi passare dall’altra sponda del fiume,  senza essere piccola, e lì trovi la scuola anziché il negozio di abiti. Lo shock sta nel farlo, la verbalizzazione è solo il primo momento. Da solo non basta.

Ricordate che quanto più è importante ciò che è necessario la persona faccia per se stessa, tanto maggiore diventa (fittiziamente) necessario fare ciò che non le  serve.

Segue seduta a C. che dice di non riuscire a ricordare i sogni.

D.: Chi sogna sta già a buon punto perché ha la possibilità di svegliarsi. Ricordare i sogni indica essere al limite della soglia della conoscenza. L’”uomo 1,2,3” non li ricorda.

Una persona era convinta che G. e A. fossero sorelle.

D: è un passaggio importantissimo.
Allora questa ragazza  è nella fase di sonno.
I presenti sono invitati a chiudere gli occhi per un attimo per fare di nuovo  il gioco. (Training autogenetico – n.d.r.).

Per vedere è necessario che ci sia un uditorio disincantato.

F. ha una sensibilità superiore rispetto alla maggioranza. Per fare lo stesso gioco su se stessi bisogna essere veloci a scattare l’istantanea e poi passare subito dietro in modo da metterla controluce e osservarla  alla rovescio. Bisogna  fare come su un lucido: proiettarla al rovescio  per leggerla correttamente. Come nelle litografie.

L’amico è spesso nemico se sta male, siccome lo senti amico, tu stai male.

Riproviamo il gioco. C’è la legge del tre, quella dell’accidente…Ci stanno centomila modi per osservare. Si lavora sempre in una prospettiva esistenziale.
Ognuno verbalizza ciò che ha visto.
D.: Chi sta sotto una griglia, è grigliato e non può sognare.
Qualcuno ha visto un timone.
Il timone da solo, senza nave, senza timoniere, senza motore indica che lei è la ruota del timone,  ma allora chi è che governa la barca della sua vita?

D. esorta ad osservare uno dei quadri alle pareti o i disegni del pavimento: immagini apparentemente senza senso. Spiega che, a  seconda del momento e dei presenti, quelle immagini mostreranno cose diverse.
Nei quadri come nel pavimento ci sono una miriade di codici vivi. Nel momento in cui si parla, tutto intorno avviene la proiezione della propria relazione. Questo ha la sua importanza nel momento in cui si stabilisce un contatto.  Allora quello che ognuno vede in quel momento, quello che osserva in quell’attimo rivela la situazione del soggetto nel momento stesso in cui accade.

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Quello che avete letto è il verbalizzato di un incontro, nulla è stato modificato o aggiunto.
Scusate gli errori sintattici, grammaticali e lessicali.

Un cordiale saluto.

Daniele Bernabei























































mercoledì 8 giugno 2016

The last step


Questo blog è come scrivere i capitoli di un libro, per cui è opportuno, per poter capire il contenuto di un certo post, leggersi i post che lo precedono, altrimenti alcuni argomenti potrebbero risultare incomprensibili. Chiedo al cortese lettore di essere paziente e di spendere un po' del suo tempo per condividere con me i suoi commenti e le sue critiche, affinché mi aiuti a migliorare i concetti, il lessico, l'esposizione. 

Un sentito e cordiale grazie.
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Il passo decisivo

Qualsiasi decisione richiede l'azione conseguente.
Anche quando si decide di non decidere, l'azione conseguente è il limbo della propria esistenza: l'eterna attesa nel vuoto di sé stessi. Un vuoto anonimo che fa soffrire pene peggiori dell'ultimo, ghiacciato, inferno dantesco.
Sentimenti ed emozioni ibernati.
Dante mette nella Caina, Antenora, Tolomea e Giudecca i traditori dei parenti, della patria, degli amici e dei benefattori. Costoro sono imprigionati, in diversi modi, nel ghiaccio del lago Cocito sotto le sei ali frigorifere di Lucifero.
Queste sono le quattro tipologie di traditori riconosciute dall'Alighieri.

Ne esiste una quinta:

i traditori di sé stessi.

I sogni denunciano ed evidenziano quando questo tradimento accade.
Lo dicono in anticipo: sottolineano la causa, il luogo, le circostanze, il momento, le conseguenze.
Senza il minimo errore.
Sempre.

In questi ultimi due anni di esperienza clinica, nei miei incontri Open, ne ho potuto osservare diverse volte l'accadimento.

Faccio qualche esempio rimodellando per riservatezza verso gli interessati.

Molte volte, nei sogni, il passo decisivo è rappresentato dalla possibilità di attraversare un ponte. Il ponte sta lì. Tu stai qui e dall'altra parte puoi osservare la tua novità di vita.
Là vedi un amico che ti tende le braccia, scorgi un albero pieno di frutti, ammiri un paesaggio luminoso, in contrasto all'oscurità che ti sta dietro.

Il ponte è solo un pensiero. Un pensiero che hai e che sai possibile.
Ci vuole coraggio per farlo diventare azione.

Se non fai quel passo allora il ponte crollerà.

Ma anche se hai attraversato il ponte ed incontrato l'istruttore, devi fare un altro passo: iscriverti alla scuola di vita che lui ti propone. 
Quella scuola che il tuo piccolo Io analfabeta non ha mai frequentato.
La scuola elementare delle immagini.
Elementare proprio perché le immagini sono l'alfabeto universale della vita.
Vita come vis (forza). Vita come energia.
Le immagini dicono come impiegare bene questa forza, dicono come evitare lo spreco di energia dissipata a vuoto (entropia).

Il sogno ti dice che hai 24 ore di tempo per completare l'iscrizione.
Se non lo fai, l'istruttore ti aiuterà a ritornare nel buio valligiano del tuo pozzo ofidico preferenziale. Il suddetto limbo, dove potrai seguitare a baciare il serpente.

Sintomo = bacio del serpente.

Questo blog propone una discreta quantità di materiale per poter capire le immagini mentali.
Ma, come con i mattoni, occorre usarlo per costruire una nuova casa dove vivere nella gioia della propria vita.
Non serve a niente tenerlo ad ammuffire in un magazzino intellettuale.

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Il passo decisivo lo puoi fare pure tornando indietro.
Quando i sogni ti dicono che quel cammino ti porterà fuori strada.

Faccio un esempio.
Strade, autostrade e, soprattutto, scale indicano percorsi programmati.
I sogni vanno letti in senso biologico-naturistico.
In natura non esistono strade asfaltate e non esistono scale.
Lasciamo perdere le interpretazioni psicanalitiche che si fermano alla componente sessuale.

In inglese i gradini sono detti  steps.
Step significa pure misura, mossa, iniziativa.

Le scale rappresentano il modo di pensare. Un modo segmentato da una impellente razionalità, inserita nella seconda coscienza degli statuti scientifici fisicalisti e delle elucubrazioni speculative.
La ricerca ossessiva della ripetizione dell'esperimento.
La psicologia sperimentale, non applicabile alla lettura dei sogni.

Tali i pensieri così il tempo.
Le scale rappresentano anche la linea del tempo della vita del sognatore.
A maggior ragione quando prima salgono e poi scendono.
Questo sali-scendi è la scala a libretto.
Il libretto, il diario, della vita.

La scala ti rappresenta l'illusione delle tue percezioni rimodellate dalla logica razionale dell'Io. Il sogno ti svela il trucco e in fondo alla scala puoi trovare il suo fabbricante. Di solito una persona di famiglia o uno sfigato/a al quale sei affettivamente incatenato.
La scala a libretto rappresenta pure la diade ossessiva della ripetizione quotidiana.

Il sogno ti invita a cambiare il tuo punto di vista per scoprire l'inganno.



Non solo le scale di legno o di pietra.
Pure le scale musicali.
Le note scritte sul pentagramma: sempre la stessa musica.
In natura non esistono gli strumenti musicali e neppure gli spartiti.
lasciamo stare Mozart, Listz, Verdi, Schubert, Morricone e Ligabue :-P

Prendiamo in considerazione IL MODO di scrivere. Consideriamo solo l'alfabeto della musica e le composizioni.
Pentagramma e programma, sotto il profilo onirico, sono la stessa cosa.
Se sogni quel certo tipo di musica...

Facciamo cinelogia flash, osserva i filmati come fossero un tuo sogno:






Hai qualche motivo in testa. Un tormentone memetico auditivo.
Chi ti cantava quella canzone? Ricordi la voce?
Commenta se vuoi, p.f.v.
Chi è, in questi spezzoni di Casablanca, il personaggio che denuncia l'ossessione musicale? Chi è lo starter? Chi è la vittima?
Quali sono i sintomi?

In natura non esistono i pianoforti. Tantomeno case di tale forma.
Entrambi hanno le scale.
Il pianoforte (o la scala) nei sogni talvolta rappresenta una donna, una femmina cui sei indissolubilmente attaccato. Rappresenta il sintomo che ti sta suonando.
Le maliarde e le vamp c'entrano poco.
Tocca andare indietro nel tempo: in un lontano tempo antibiotico.
Quando sei stato suonato.

Adesso stai andando a quel passo musicale!

Se nel sogno conti i gradini, il loro numero può indicare quanti anni ancora... prima di...

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Ho scritto che nei sogni manca la negazione come particella "non".
Nei sogni è impossibile, attraverso le immagini, comunicare di non andare a trovare la zia bigotta.
 Il sogno ti mette dentro la casa di zia Bigotta e poi vedi che, quando zia parla, agli invitati cascano le orecchie.
 Arriva il cane di zia e se le mangia tutte. Un bel piatto di orecchiette.

Il sogno usa l'imperativo "no", rappresentando il danno, il sintomo, causato da quella situazione. Il sogno è la metafora assertiva che si oppone all'azione inutile e perdente.
Metaphora Oppositorum.

la stessa cosa per l'uso sbagliato del sesso.
Dove e quando si scoprono i genitali?
Quando si fa sesso (solitario e non) e quando si va al gabinetto.
La metafora del gabinetto, nei sogni, ti dice che stai mettendo nel cesso i tuoi genitali, il tuo erotismo.
Peggio mi sento se nella tazza del water ci stai tutto dentro.
Sei letteralmente un cesso.
La metafora è più forte della similitudine in quanto quest'ultima usa il verbo "sembrare" o la congiunzione "come".
Sembri un porcello - Ti comporti come un maiale.

La metafora invece è identificativa, ti dice sei così, sei quella cosa.
per cui se sogni la tazza del cesso il sogno ti dice che stai vivendo in modalità water closet.

Vedi scope a dx


meglio cambiare, no?!

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Il passo può essere passo di danza, passo di marcia, passo di carica, passo di lumaca, passo d'elefante, al passo, passo da gigante, passo falso, grande passo.
Gli ultimi tre si riferiscono al fare.

Nella vita abbiamo bisogno di qualcuno che guidi i nostri passi in modo da non farci commettere errori imperdonabili.
Questa guida è il sogno.

Nella mente del popolino il sogno è la meta irraggiungibile di una felicità impossibile.
Una casa da sogno, una vacanza da sogno, una donna da sogno, un'automobile da sogno, una notte da sogno... 

Ma per piacere!
I sogni sono l'aspetto più vivo e reale della nostra esistenza.

Proprio per questa loro peculiare caratteristica il loro studio è stato da sempre osteggiato, anche in modo violento e persecutorio, dalle varie religioni che direttamente o indirettamente esercitano il loro potere temporale. I sogni ti dicono se questo potere è condotto ed utilizzato in funzione utilitaristica umana o, invece, come strumento costellante di massa (la Costellazione del Serpente).

Come dicevo nel post precedente, quando le persone incominciano a studiare, insieme con me, i sogni, partono tutte a spron battuto... Mano mano che incominciano a capire la portata di questo tipo di conoscenza, il loro passo subisce un rallentamento in quanto il sogno (che è l'immagine metaforica del sognatore) propone, talvolta, delle immagini che sono più pesanti di un macigno. 

Questi massi psichici hanno un nome.
Prova a battezzarli.
.
Il sogno ti dice come sbarazzarti da questi pesi incombenti.
Non è difficile.

Ben pochi ci riescono.

Molti  collezionisti, invece,  tengono questi macigni custoditi gelosamente nei loro cuori, nelle loro menti, nelle loro anime. 
Talvolta nel mare onirico puoi osservare uno scoglio, o più di uno. 
Come novello Sisifo, chiama questo scoglio sintomo e amalo per tutta la tua vita.


Altri cercano di nuotare con questo peso legato al collo.
Si riconoscono subito per via della loro loquacità dichiarativa.
Dicono di sì con le parole ma di no col corpo.
Di no con i fatti.
Molto spessissimo i loro sogni sono pieni di serpenti vivi e morti.
E altri rettili onirici (uccelli compresi = serpenti piumati).

Cappuccetto Bianco, invece, può avere l'avventura d'incontrare un lupaccio buono dagli occhi luminosi.
Non scappare.


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Il passo è anche il cammino più agevole per valicare una catena montuosa.
Il passo è anche il passaggio, la rotta che indica il percorso per raggiungere un nuovo mare;
non necessariamente a nord-ovest.

Per battere questi sentieri o scoprire nuove rotte tocca vestirsi di coraggio mettendosi al timone della propria nave usando i sogni come bussola.

Diventate onironauti più bravi di quelli di Inception.

Buon viaggio amici miei.

A presto.

Daniele Bernabei



SOGNI